Il Corpo e La Mente

Siamo organismi integrati: i sistemi fisico, emotivo e cognitivo interagiscono strettamente tra loro.

Praticare attività fisica, yoga, meditazione, aderire a programmi di formazione sul controllo dello stress, leggere libri al riguardo, prendersi un po’ di tempo per sé, sono ulteriori interventi validi che possiamo mettere in atto.

Con molta attenzione, silenzio e umiltà dobbiamo imparare a sentirci, a guardarci dentro, a capire che la nostra vita è formata da tanti aspetti — il corpo, i pensieri, le emozioni — strettamente interconnessi e non è possibile migliorarla se ci curiamo di essi in modo “separato”, se cioè dividiamo il corpo dalla mente.

Le modalità attraverso le quali i sistemi emotivo, cognitivo e fisico sono interconnessi e collegati non sono ancora del tutto conosciute, ma molti elementi sono stati analizzati e compresi. Le emozioni sono mediate dal sistema limbico del cervello, una struttura complessa e composta da molti organi specifici, tra cui l’ipotalamo, l’ipofisi e l’amigdala.

Gli esperimenti che dimostrano il legame tra emozioni e sistema limbico vennero fatti per la prima volta da Wilder Penfield e altri neurologi. Penfield scoprì che stimolando attraverso degli elettrodi la corteccia sopra l’amigdala di individui consci e svegli, venivano suscitate emozioni: rabbia, dolore, piacere, e che tali emozioni erano associate ad antichi ricordi. Il funzionamento del sistema cerebrale è basato sullo scambio elettrochimico: è elettricità quella che passa da un neurone all’altro e tale scambio elettrico è mediato da sostanze chimiche: i neurotrasmettitori. Lo scambio neurochimico procede per reti specializzate, attivate da sostanze chiamate, appunto, “neurotrasmettitori”: soltanto alcuni neuroni “rispondono” (possedendo i corrispondenti recettori) alle comunicazioni effettuate da altri (che hanno i corretti trasmettitori).

Sono sempre più numerose le ricerche scientifiche che sottolineano come non soltanto nel cervello, ma in tutto il corpo, sono diffuse sostanze in grado di recepire le informazioni neurochimiche trasmesse dai neurotrasmettitori o dai peptidi (su questo si veda il box “Che cosa sono i neurotramettitori”, riportato di seguito). Ad esempio, recettori per i neuropeptidi esistono anche nei monociti umani, importanti cellule del sistema immunitario.

I neuropeptidi quindi influenzano l’efficienza del nostro sistema immunitario. Sembra inoltre che le stesse cellule del sistema immunitario siano in grado di produrre neuropeptidi, in particolare beta endorfine e altri peptidi oppiacei. In altre parole, le cellule del sistema immunitario producono le stesse sostanze chimiche che controllano l’umore. Esse quindi controllano e difendono l’integrità dei tessuti nel corpo e producono anche sostanze chimiche che controllano l’umore, il “modo in cui ci sentiamo”.

Su queste basi sembra ormai dimostrata una strettissima connessione tra le nostre emozioni e il nostro corpo.

Le endorfine

Come già detto le endorfine sono importanti neuropeptidi con azione simile agli oppiacei, in grado di regolare il nostro umore e prodotte durante l’attività fisica. Le endorfine, oltre ad aumentare la tolleranza al dolore, sono coinvolte:

  • nella regolazione del ciclo mestruale;
  • nella secrezione di ormoni come gh, acth, prolattina, catecolamine, cortisolo;
  • nel senso di benessere e appagamento che insorge al termine di un rapporto sessuale;
  • nel controllo di appetito e attività gastrointestinale;
  • nella termoregolazione;
  • nella regolazione del sonno.

Le endorfine hanno dunque la capacità di regalarci piacere, gratificazione, felicità, aiutandoci quindi a sopportare meglio lo stress. Le endorfine interagiscono con altri neuromediatori e ormoni e sono estremamente importanti nell’influenzare numerosi aspetti della sfera psicologica e sessuale dell’uomo.

Studiando le concentrazioni plasmatiche di queste sostanze in particolari situazioni (tradimenti, maternità, amore, sesso, infatuazione ecc.) si è scoperto che esiste una forte correlazione tra queste situazioni e la quantità di endorfine e altri neuromediatori presenti nel sangue.

La dipendenza da alcune droghe, come l’eroina, si spiega proprio con l’inibizione della produzione endogena di endorfine. All’interno del nostro organismo l’eroina si sostituisce infatti al ruolo naturale di queste sostanze inibendone la produzione. Quando si sospende l’assunzione di questa droga, i livelli plasmatici di endorfine sono estremamente bassi, e ciò si lega al senso di stanchezza, insoddisfazione e malessere generale che porta il soggetto dipendente dalla droga a ricercare una nuova dose. La sintesi di oppioidi endogeni, come le beta endorfine, aumenta in risposta all’esercizio fisico. Sebbene tale incremento sia soggettivo, mediamente le concentrazioni plasmatiche di questi neuromediatori aumentano sia nei maschi che nelle femmine del 500%.

Ciò spiega perfettamente quella innegabile sensazione di euforia e benessere che insorge dopo aver praticato attività fisica. Riduzione di ansia, stress, arrabbiature e controllo dell’appetito sono ulteriori proprietà benefiche delle endorfine che hanno tra l’altro anche un potente effetto analgesico implicato nella ridotta percezione del dolore. Quest’ultima caratteristica ha con tutta probabilità il significato fisiologico di aumentare la tolleranza alla fatica prolungata. Non a caso nei soggetti molto allenati si riscontra una più lenta degradazione degli oppioidi endogeni prodotti durante l’attività fisica.

Le endorfine inoltre avrebbero un ulteriore effetto positivo sulla performance sportiva migliorando la coordinazione dei movimenti e ottimizzando il reclutamento delle fibre muscolari.