Qualità e Quantità

Nutrirsi significa rifornire il nostro corpo di energia per vivere. Adottare un’alimentazione corretta significa saper calibrare la quantità e la qualità di cibo secondo le proprie esigenze. Con il termine alimentazione intendiamo l’assunzione di tutti i principi nutritivi capaci di fornire l’energia necessaria al nostro organismo per compiere tutte le sue funzioni vitali. Vi sono due fattori fondamentali di cui bisogna tenere conto parlando di alimentazione: qualità e quantità; entrambi devono entrare a far parte della nostra cultura alimentare.

Il concetto di qualità fa riferimento alla variazione dei cibi assunti tramite l’alimentazione. Variare è importante per almeno tre validi motivi:

1) Il primo è legato al fatto che non esistono alimenti completi, ma esistono cibi più o meno ricchi dei nutrienti dei quali il nostro organismo ha bisogno: proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali, fibre. Il nostro organismo, quindi, per soddisfare il proprio fabbisogno energetico e rigenerativo, richiede necessariamente una corretta miscelazione di vari cibi.

2) Il secondo è riconducibile a una considerazione psicologica: mangiare sempre gli stessi cibi aumenta il senso di insoddisfazione.

3) Il terzo motivo si riferisce al pericolo legato agli additivi: per come è strutturata oggi l’industria alimentare, mangiare poco di tutto contribuisce alla sostanziale riduzione di agenti tossici.

Il concetto di quantità indica, invece, il volume di assunzione dei cibi. Assumere piccole quantità di cibo è importante per vari motivi che analizzeremo nel dettaglio nel corso di questo volume, non ultimo in quanto consente all’organismo di migliorare la capacità di assorbimento dei vari nutrienti (proteine, carboidrati, grassi, vitamine, sali minerali, fibre). La modalità di distribuzione dei cibi idealmente prevede colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena. In un certo senso potremmo immaginare l’organismo come un piccolo forno a legna: il fuoco deve essere alimentato in modo costante tramite la legna (il cibo); quest’ultimo, per non soffocare il fuoco, deve essere introdotto un poco alla volta, in piccole quantità.

Le intolleranze alimentari

Quelle che generalmente si definiscono intolleranze alimentari spesso sono motivo di confusione. Il termine intolleranza abbraccia ogni abnorme risposta dell’organismo alla introduzione di alimenti.

Le idiosincrasie identificano quei disturbi da alimenti dovuti a un difetto costituzionale non a carattere immunologico bensì metabolico come l’intolleranza al saccarosio o al lattosio del latte.

Le pseudoallergie sono invece determinate dalla presenza nei cibi di particolari sostanze come l’istamina e la tiratina e si manifestano con una sintomatologia simile a quella delle allergie: orticaria, turbe a carico dell’intestino, cefalea e con meno frequenza asma e riniti, sintomi che possono comparire anche in seguito all’ingestione di additivi alimentari.

Per allergia alimentare si intende invece ogni reazione anormale che si verifica dopo assunzione di un particolare alimento e che ha una base immunologica. I cosiddetti test di intolleranze eseguiti con metodiche di tipo biofisico andrebbero definiti diversamente, per esempio “test di sensibilita’ alimentare”, perche’ non fanno diagnosi di carenza enzimatica o di risposta immunitaria alterata ma diagnosticano quegli alimenti che, essendo piccoli ma costanti veleni, intossicano l’organismo. È come mettere del carburante diesel in un motore che funziona a benzina…il rischio è “ingolfare” e rallentare il motore e il suo buon funzionamento. Lo stesso vale per l’organismo: ci sentiamo affaticati, il tono dell’umore tende a deprimersi, possiamo avere cefalee, pruriti inspiegabili e decine di altri sintomi.

Spesso si fanno distinzioni tra cibi che fanno bene e cibi che fanno male: un cibo puo’ essere adatto ad una persona e allo stesso tempo non adatto ad un’altra e non e’ mai possibile definire in modo assoluto la sua nocivita’ o i suoi benefici senza considerare la reattivita’ individuale verso quel cibo o il contesto in cui e’ usato. Per questo motivo, anche in caso di intolleranze, sono sempre sconsigliabili gli “assolutismi”, ovvero eliminare certi alimenti e nutrirsi in modo monotono. Per fare diagnosi di “sensibilita’ alimentare” attualmente non esistono test validati da pubblicazioni scientifiche. Dalla mia esperienza clinica i test biofisici (per esempio EAV gold) risultano utili come supplemento alla scienza della alimentazione per risolvere numerosi disturbi dei pazienti, anche se bisogna assolutamente riconoscere che non hanno ancora ricevuto l’appoggio della medicina “ufficiale“ per una serie di limiti metodologici.